Lettera al Salesiano Coadiutore

martedì 27 settembre 2022
Lettera al Salesiano Coadiutore

Caro fratello coadiutore,
l’avvicinarsi della data di canonizzazione del nostro Artemide Zatti, il 9 ottobre, mi dà l’occasione di riflettere sulla meravigliosa intuizione avuta da don Bosco nel fondare la nostra Congregazione con le due presenze del salesiano coadiutore e presbitero.

“Con te o senza di te non è la stessa cosa!”
Mi accorgo di quanta ricchezza è viva nella nostra Congregazione e troppo spesso ne perdiamo la coscienza e la conoscenza per essere autentici figli di don Bosco. Troppo spesso vi abbiamo considerati superficialmente non sapendo riconoscere il valore della vostra splendida vocazione e troppo spesso non abbiamo avuto il coraggio di ascoltare i vostri bisogni di espressione vocazionale perché impreparati sui contenuti di una vocazione religiosa laicale.
Don Bosco ebbe di fatto, fin dagli inizi della sua opera, la concreta e fattiva collaborazione dei laici. Ciò gli permise di costatare direttamente il valore e il peso educativo della loro presenza in mezzo ai giovani.
Per lunghi anni la qualifica "Coadiutore" continuerà ad indicare genericamente collaboratori laici residenti a Valdocco, avessero o no professato nella Società di San Francesco di Sales. Fino agli anni '80 c’è quella che lo storico Don Piero Stella chiama «la condizione fluida delle origini: coadiutori con voti e senza voti».
Fu una normale e progressiva maturazione di questa forma vocazionale, gestita inizialmente da Don Bosco e successivamente modificata e coordinata alle esigenze istituzionali.
Bisognerà arrivare al 1883 per stabilirne la distinzione e riservare ufficialmente l'appellativo di Coadiutore ai Salesiani laici con voti come lo sono oggi.
La vostra vocazione, cari confratelli, oltre ad essere concreta è anche una vocazione in sé completa. C’è un’asserzione esplicita e inequivocabile del decreto conciliare Perfectae Caritatis che ci viene incontro per applicarlo ai salesiani coadiutori: «La vita religiosa laicale [...] maschile [...] costituisce uno stato in sé completo di professione dei consigli evangelici. Perciò il sacro Concilio, che ha grande stima di esso poiché tanta utilità arreca all’attività pastorale della Chiesa nell’educazione della gioventù [...] e in altri ministeri, conferma i membri di tale forma di vita religiosa nella loro vocazione».
Questa dichiarazione corrisponde in pieno a quanto hanno sempre insegnato e inculcato don Bosco prima e poi i suoi successori, specialmente don Rua, don Albera e don Rinaldi.
La vostra vocazione realizza tutti gli elementi essenziali della vita salesiana: la missione, la comunione e la professione dei tre consigli evangelici. Non solo, ma risponde pienamente ai doni di natura e di grazia dei singoli Salesiani Coadiutori, per cui se ne assecondano con generosità le esigenze, sentendosi pienamente realizzati come cristiani e religiosi.
La vostra è anche una vocazione originale! Don Bosco trova il tipo di confratello laico già in altri istituti, tra i Pavoniani di Brescia per esempio. In questo senso il suo religioso laico non è originale. Ma con il senso pratico che lo contraddistingueva, assimila l’idea e la ripensa per il suo complesso di iniziative inserendo il salesiano coadiutore in maniera originale nel suo progetto apostolico, su un piano di uguaglianza fondamentale con gli altri, integrando i propri compiti con quelli dei sacerdoti, realizzando con questi una profonda unità e offrendo l’apporto specifico inerente alla laicità della sua vocazione. Per don Bosco la vocazione del salesiano coadiutore non è una realtà fissa e chiusa, bensì dinamica e aperta allo sviluppo. Per essere se stessa, deve conservare e ravvivare la capacità che ha di rispondere alle esigenze della missione salesiana, emergenti in ogni epoca storica.

“Con te o senza di te non è la stessa cosa!”
Oggi, cari confratelli coadiutori, la vostra vocazione è più che mai attuale e dovremmo comprenderlo tutti per poterla presentare e promuovere in un contesto di scristianizzazione e anticlericalismo. Come dichiara la Lumen Gentium al n.33: «I laici sono particolarmente chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze in cui essa non può diventare sale della terra se non per mezzo loro».
Non è vero che la vocazione del salesiano laico è in crisi, al contrario, come ha ben detto don Pascual Chàvez in un suo intervento, è in crisi la vocazione del salesiano prete in quanto religioso perché «uno dei grandi rischi è quello di ridurre il proprio ministero sacerdotale alla sola messa quotidiana, perdendo la sua specificità e rischiando di confondersi con quella del Salesiano Coadiutore».
La notizia della canonizzazione di Artemide Zatti, mi ha fatto sentire il bisogno di fermarmi, guardare alla nostra ispettoria e viaggiare con la memoria del cuore ai tanti salesiani coadiutori incontrati e conosciuti nel vissuto della mia formazione e che con la loro testimonianza hanno saputo educarmi a quei valori della nostra spiritualità: laboriosità, semplicità, presenza, profondità, spirito di famiglia, evangelizzazione nelle relazioni quotidiane.
A tutti i coadiutori conosciuti, a quelli che sono tornati alla casa del Padre e a quelli che oggi sono in ispettoria, va il mio più sincero grazie per quello che hanno donato e donano attraverso la propria vocazione.

In questo 50° anno dalla fondazione della Ispetotria Meridionale non possiamo non ricordare alcune grandi figure di salesiani coadiutori che hanno contribuito a fare grande il nome di don Bosco e della Congregazione: sig.Arcaro, Paronzini, Papa, Di Cicco, Giuppa, Carbone, Turchetta, Valle, Caiffa, Pugliese, Circosta, Mauriello, Leone, Giannandrea, Guercia C., Baldassar, Vecere, Ressia, Narciso, Cosato, Conte, Bagnato, Punzi, D'Ambrosio, Sannino, Secola, Torre, Samele, De Meo, Scerbo, Cicchetti, Melania, Lucca, Ladisa, Melani, Tardio, Villani M., Cantele, Allaria,...e tantissimi altri!
Mi piace ricordare un episodio del sig. Allaria che mi ha raccontato il mio maestro di noviziato:«Il maestro Allaria quando ricevette la cittadinanza onoraria di Castellammare, ringraziando disse solamente: Vi ringrazio e auguro a tutti di essere futuri cittadini del Cielo!».
Cari confratelli, che grandezza nella piccolezza! Ecco, questi sono i confratelli che hanno fatto grande la nostra ispettoria senza tanti fronzoli. Questi sono i confratelli che hanno saputo evangelizzare con la testimonianza della loro vita. Ogni confratello dell’ispettoria potrebbe raccontare tante “perle” dalla vita di tanti coadiutori conosciuti. Sarebbe bello farlo in qualche buonanotte delle nostre comunità o in qualche ritiro o giornate della comunità. Fermarsi e aprire l’album di famiglia per rivisitare la vita di tanti confratelli può farci solo del bene. Abbiamo ereditato un tesoro di umanità e santità inestimabile e questo ci responsabilizza tantissimo.
Oggi, i confratelli coadiutori in ispettoria sono 17. A loro va il mio ricordo e il mio incoraggiamento nell’essere orgogliosi della loro vocazione e di continuare a contribuire secondo le proprie capacità, con semplicità e umiltà, a continuare il sogno di don Bosco per i giovani più poveri e abbandonati: con te o senza di te non è la stessa cosa!


Preghiamo Artemide Zatti perché ci aiuti ad essere “uomini di vangelo” e perché, per sua intercessione, il Signore ci doni nuove e sante vocazioni di salesiani coadiutori:

O Dio, che in sant’Artemide Zatti
ci hai dato un modello di salesiano coadiutore,
che docile alla tua chiamata,
con la compassione del Buon samaritano,
si è fatto prossimo a ogni uomo,
aiutaci a riconoscere il dono di questa vocazione,
che testimonia al mondo la bellezza della vita consacrata.
Donaci il coraggio di proporre ai giovani questa forma di vita evangelica
al servizio dei piccoli e dei poveri,
e fa’ che coloro che tu chiami per questa via,
rispondano generosamente al tuo invito.
Te lo chiediamo per l’intercessione di Sant’Artemide Zatti
e per la mediazione di Cristo Signore.
Amen.

 

Don Angelo Santorsola, ispettore

 

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