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Youth Worker on the Move
Si è appena concluso il progetto Youth Worker, on the Move! Finanziato dal programma Erasmus + e promosso dalla rete AFFY – Action for Family. Un percorso internazionale che ha coinvolto esperti di partecipazione giovanile provenienti da diversi Paesi con l’obiettivo di confrontarsi, condividere buone pratiche e rafforzare il ruolo dei professionisti che lavorano ogni giorno con e per i giovani. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di collaborazione tra organizzazioni impegnate nell’educazione e nell’accompagnamento delle nuove generazioni, con l’intento di tracciare strategie comuni per promuovere una partecipazione giovanile sempre più consapevole, attiva e diffusa.
Il progetto ha previsto tre workshop internazionali ospitati dai partner coinvolti: il primo si è svolto a Roma nell’aprile 2025, organizzato da Salesiani per il Sociale Rete Associativa APS; il secondo a Perpignano, in Francia, nel novembre 2025, presso Apprentis d’Auteuil; il terzo e conclusivo a Bonn, in Germania, a marzo 2026, ospitato dall’organizzazione Christliches Jugenddorfwerk Deutschlands (CJD). Durante questi incontri, youth worker ed esperti del settore hanno avuto l’opportunità di confrontarsi sui diversi modelli di coinvolgimento dei giovani nei percorsi educativi, formativi e sociali, osservando da vicino metodologie e approcci utilizzati nei diversi contesti nazionali.?
Per l’Italia ha preso parte al progetto, insieme ad altri due esperti del settore, il responsabile dell’Ufficio Servizio Civile dell’Ispettoria Salesiana Meridionale, Gianmarco Cattolico, che racconta in breve l’esperienza vissuta:
«Partecipare al progetto Youth Worker on the Move ha rappresentato per me, come professionista che lavora con e per i giovani, un’occasione di crescita che va ben oltre il semplice confronto tecnico. È stato un vero percorso di apprendimento reciproco, che ha attraversato confini geografici, culturali e metodologici, ma che ha trovato una straordinaria unità nell’obiettivo comune: accompagnare i giovani affinché possano essere protagonisti della propria vita.
Ad aprile, durante il primo workshop di Roma, abbiamo avuto l’opportunità di presentare il lavoro quotidiano dei Salesiani, mostrando come l’accompagnamento educativo, il protagonismo giovanile e la partecipazione siano al centro della nostra missione. Successivamente, a Perpignan, in Francia, abbiamo conosciuto da vicino l’esperienza di Apprentis d’Auteuil e il loro approccio all’inserimento dei giovani nei percorsi formativi e nelle dinamiche quotidiane. Osservare come questi professionisti coinvolgono attivamente i ragazzi, come li rendono parte dei processi decisionali e come costruiscono con loro relazioni di fiducia è stato estremamente arricchente. Il percorso si è concluso a Bonn, in Germania, ospiti del partner CJD. Anche in questa occasione abbiamo potuto approfondire metodologie e strumenti utilizzati nel contesto tedesco per sostenere l’autonomia dei giovani e promuoverne la partecipazione attiva nei percorsi educativi e professionali. Il confronto diretto con gli operatori e la visita alle realtà locali hanno rappresentato un ulteriore momento di apprendimento e di riflessione sul ruolo degli youth worker nelle società contemporanee.
Da professionista considero questi momenti preziosi perché rappresentano una vera palestra di riflessione. Confrontarmi con esperienze così diverse mi permette di rimettere in discussione abitudini operative, di aprire nuovi scenari nella progettazione educativa e di acquisire strumenti concreti da trasferire nel lavoro quotidiano con i giovani. Impariamo gli uni dagli altri, osservando da vicino ciò che funziona altrove e comprendendo come adattarlo alle nostre realtà. Il valore più grande risiede proprio nello scambio: ascoltare come altri enti valorizzano la partecipazione dei giovani, come strutturano percorsi di autonomia, come promuovono il loro protagonismo. Capire che ogni organizzazione affronta sfide simili alle nostre, dalla motivazione dei giovani alla complessità delle loro storie personali, diventa un modo per sentirsi parte di una rete più ampia e per trovare nuove soluzioni operative. Spesso, infatti, condividere le difficoltà genera idee che non avremmo mai immaginato da soli.
C’è stato poi un elemento fondamentale: lo scambio culturale. Nonostante provenissimo da Paesi diversi — Francia, Germania, Finlandia, Marocco e Italia — ci siamo resi conto di parlare, in fondo, la stessa lingua. È la lingua dell’accompagnamento educativo, del sostegno professionale e della cura verso i giovani affinché possano crescere, scegliere e diventare protagonisti consapevoli del proprio futuro. Questo progetto mi ha confermato che lavorare con i giovani significa anche essere disposti a mettersi in cammino e ad aprirsi al cambiamento, lasciarsi ispirare dagli altri e continuare a crescere come professionisti e come persone. Solo attraverso un confronto sincero e costante possiamo migliorare ciò che facciamo ogni giorno e costruire, insieme, spazi in cui i giovani possano partecipare attivamente e orientare consapevolmente il proprio futuro».

