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Convegno di PG a Napoli
Il Convegno di Pastorale Giovanile ha dato ufficialmente avvio all’Anno Pastorale 2026-27 dell’Ispettoria Salesiana Meridionale, dal tema “Segni del suo amore. Operosi nella carità”. Da venerdì 28 a domenica 30 agosto, la casa salesiana di Napoli “E. Menichini” ha accolto circa 170 rappresentanti delle Comunità Educativo-Pastorali delle Opere salesiane del Sud Italia. Tre giornate di formazione, confronto e lavoro condiviso per rileggere la missione salesiana alla luce delle sfide del presente e accompagnare le comunità nel nuovo anno pastorale. L’appuntamento annuale si è ispirato un anniversario significativo: ricorrono infatti i 150 anni dalla scrittura del Trattatello sul "Sistema Preventivo". Tornare a quel testo ha significato ripartire dalle intuizioni educative di don Bosco e, allo stesso tempo, interrogarsi su come possano essere rilette oggi, dentro una realtà profondamente cambiata e davanti a giovani che vivono nuove domande e nuove situazioni.
Il percorso del Convegno si è sviluppato attorno alle tre "corde" del Sistema Preventivo: Ragione, Religione e Amorevolezza, che intrecciate formano il cuore educativo (come rappresentato dal coordinato grafico ispettoriale), affidati a tre relatori con esperienze e competenze diverse.
La riflessione sulla Ragione è stata affidata a Pasquale Calemme, educatore e progettista sociale, Direttore del CFP “Don Bosco” di Napoli e Presidente della Fondazione di Comunità “San Gennaro” del quartiere Sanità. La sua presentazione è partita dalla complessità del mondo contemporaneo e dalla necessità di non rinunciare a pensare anche quando la realtà appare difficile da leggere e da ricomporre. La ragione, in questa prospettiva, non serve a semplificare la complessità, ma a riconoscerla e ad affrontarla attraverso un pensiero aperto, relazionale e capace di discernimento. Nel rileggere l’esperienza di don Bosco, Calemme ha richiamato una razionalità pratica, capace di conoscere i giovani, comprenderne le situazioni, riconoscerne i bisogni e accompagnarli nelle scelte. Una ragione che si esprime nella relazione educativa e nella vita quotidiana, nel confronto, nel gioco, nelle attività pratiche e nella dimensione comunitaria. Un’attenzione particolare è stata riservata alla comunità che educa. L’esperienza di Valdocco mostra infatti che il Sistema Preventivo non è stato portato avanti da don Bosco in solitudine, ma dentro una comunità chiamata a diventare essa stessa soggetto educativo. (approfondisci QUI)
La "corda" della Religione è stata snodata da Paola Bignardi, pedagogista e pubblicista, già Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana e coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto “Toniolo”. Il suo intervento ha preso le mosse dall’esperienza religiosa delle nuove generazioni e dai segnali di crisi della partecipazione giovanile alla vita della Chiesa, recepiti attravero i migliaia di questionari somministrati in questi ultimi anni ai giovani italiani, mediante il lavoro dell'Osservatorio. Le chiese sempre più vuote di giovani sono state il punto di partenza per interrogarsi sui cambiamenti antropologici e sulle ragioni di una distanza che non può essere letta semplicemente come disinteresse verso la dimensione spirituale. La riflessione si è quindi spostata dalla religione alla spiritualità, mettendo a fuoco una sensibilità nella quale la ricerca di senso non è scomparsa, ma assume forme differenti rispetto al passato legate alla connessione con il mondo, alla meditazione, ecc... La traccia dell’intervento ha seguito alcune domande: “Dove Mi cerco?”, “Dove Ti cerco?”, fino a “Dove ci incontriamo?”. Al centro, la ricerca di Dio e di Gesù e la domanda su quale Chiesa possa diventare oggi luogo di incontro tra la ricerca dei giovani e la memoria cristiana. (approfondisci QUI)
L’Amorevolezza è stata infine affidata a don Jorge Mario Crisafulli, Consigliere generale del Rettor Maggiore dei Salesiani per il settore Missioni. Sabato mattina, ha posto ai partecipanti una domanda diretta alle comunità salesiane: l’amorevolezza che viene vissuta è realmente riconosciuta dai giovani? Non è sufficiente che l’educatore abbia l’intenzione di amare: l’amorevolezza deve poter essere percepita da chi la riceve. La prospettiva proposta da Crisafulli parte dall’esperienza del sentirsi amati e dalla sua storia di salesiano sacerdote in Africa. Prima di amare, occorre lasciarsi amare. L’amorevolezza non è quindi una tecnica educativa, ma uno stile che nasce da un’esperienza di amore ricevuto e diventa presenza, fiducia e capacità di relazione. Nel racconto evangelico dell’incontro tra Gesù e la Samaritana è stata proposta anche l’immagine della “doppia ospitalità”: accogliere l’altro, ma anche lasciarsi accogliere. Il giovane non è soltanto destinatario dell’azione educativa, ma può diventare soggetto della relazione e protagonista di un’esperienza capace di trasformare entrambi. La riflessione si è poi allargata alle nuove frontiere della missione salesiana: le periferie urbane, la secolarizzazione, il mondo digitale, la mobilità umana, la violenza e la criminalità, l’ecologia integrale. Frontiere diverse, che chiedono alle comunità di interrogarsi sui luoghi nei quali oggi incontrare i giovani e sulle forme con cui essere presenti accanto a loro. (approfondisci QUI)
A seguire gli interventi dei relatori, il Convegno è entrato nella fase laboratoriale. Sabato pomeriggio i partecipanti, divisi in gruppi, hanno ripreso i contenuti emersi dall'approfondimento dei tre "pilastri" pedagogici, mettendoli a confronto con la propria esperienza nelle CEP. Con il contributo dei docenti dell’Istituto Universitario “Pratesi” di Soverato, il lavoro ha portato alla rilettura del Trattatello e alla sua riscrittura alla luce delle domande educative e pastorali di oggi. È nato così il “Trattatello riscritto”, consegnato ai partecipanti al termine del Convegno. Un testo pensato come base di lavoro per le CEP, che potranno continuare ad approfondirlo e a confrontarsi sui suoi contenuti nelle proprie realtà. (approfondisci QUI)
Nel pomeriggio di sabato, il Convegno ha vissuto un momento particolare, spostandosi nel cuore del centro storico di Napoli. Don Crisafulli ha guidato una Lectio Divina davanti al dipinto di Caravaggio “Le sette opere di misericordia”, custodita presso il Pio Monte della Misericordia, un Istituo nato agli inizi del 1600 da sette giovani nobili napoletani per fronteggiare i bisogni della popolazione povera con attività assistenziali e di beneficenza.
La preghiera ha preso le mosse dal Vangelo di Matteo 25, nel quale Gesù identifica la relazione con lui con la capacità di riconoscerlo e incontrarlo nelle persone che hanno bisogno di essere accolte, nutrite, visitate e sostenute. La tela di Caravaggio ha permesso di entrare nel testo evangelico attraverso un’immagine concreta. Le sette opere di misericordia corporale sono rappresentate in un’unica scena, attraverso persone, gesti e situazioni diverse che si intrecciano. La misericordia non rimane così un’idea astratta, ma diventa prossimità, attenzione e responsabilità verso l’altro. A ciascuna delle sette opere raffigurate nel dipinto è stata quindi associata e attualizzata da una testimonianza. Esperienze e buone pratiche vissute nelle comunità hanno dato un volto concreto alle parole del Vangelo, mostrando come la carità possa tradursi ogni giorno in accoglienza, servizio, accompagnamento e attenzione alle fragilità. La Lectio ha creato così un legame tra Parola, arte e vita. Il testo evangelico, la tela di Caravaggio e le esperienze delle Case hanno raccontato la stessa realtà da prospettive diverse: la carità prende forma quando ci si accorge dell’altro e si sceglie di farsi prossimi.
A concludere i lavori del Convegno è stato, domenica mattina , l’intervento dell’Ispettore don Gianpaolo Roma e il dialogo con l'Assemblea. Nel suo discorso ha richiamato la responsabilità di salesiani e laici nel portare avanti insieme la missione salesiana nel Sud Italia, utilizzando l’immagine della "cordata". Una cordata tiene insieme persone diverse, che affrontano la salita sostenendosi a vicenda: nessuno procede da solo e ciascuno è responsabile anche di chi cammina con lui. La metafora richiama una missione salesiana al sud fondata sulla corresponsabilità e sulla capacità di mettere in comune energie, competenze e responsabilità. Una strada per continuare a essere “Segni del Suo amore”, operosi nella carità, accanto ai giovani.
La celebrazione eucaristica conclusiva ha segnato il termine delle tre giornate. Al termine della celebrazione, ai partecipanti è stata consegnata la copia del “Trattatello riscritto”, frutto del lavoro svolto durante il Convegno. La celebrazione è stata anche l’occasione per il rito di avvicendamento del Vicario dell’Ispettore: don Tomë Mihaj ha concluso il suo servizio, consegnando l’incarico a don Francesco Redavid.
Il Convegno si è così concluso lasciando alle CEP un testo e alcune piste di lavoro da portare nelle comunità. Il percorso iniziato a Napoli continuerà ora nelle Opere salesiane del Sud Italia, chiamate a rileggere e vivere il Sistema Preventivo nel contesto di oggi. L’Anno Pastorale 2026-27 è iniziato. Il tema “Operosi nella carità” accompagnerà questo cammino, perché la carità possa tradursi ogni giorno in educazione, evangelizzazione, prossimità e servizio ai giovani.

