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Lievito che trasforma il mondo
C’è un momento, quando ti fermi a guardare indietro, in cui i numeri, le date e i documenti ufficiali lasciano il posto ai volti, agli sguardi e alle emozioni. È esattamente quello che ho provato nei giorni scorsi a Sacrofano, alle porte di Roma, vivendo il VI Congresso Mondiale dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori. Dal 7 al 10 maggio 2026, circa 400 delegati provenienti da 102 nazioni si sono ritrovati presso la "Fraterna Domus", per celebrare non solo un appuntamento istituzionale, ma un vero e proprio traguardo storico: i 150 anni della nostra Associazione.
Per chi non conoscesse la nostra realtà, i Salesiani Cooperatori sono laici, uomini e donne, sposati e non, professionisti, operai, genitori, che scelgono di vivere il carisma di Don Bosco nel mondo. Non siamo religiosi, ma condividiamo la stessa missione: dedicare la vita alla salvezza della gioventù, specialmente quella più povera e in pericolo. Portiamo il lievito dell'educazione salesiana nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro e nelle periferie esistenziali.
Il tema che ci ha guidato in questi giorni, "Essere lievito per essere fecondi", non è stato un semplice slogan, ma il battito cardiaco di ogni singola giornata. Come ho avuto modo di ricordare nella mia relazione, il nostro è stato un cammino lungo otto anni, segnato dalla tempesta della pandemia ma anche da una straordinaria resilienza. E ritrovarci lì, in un pullulare di lingue, abbracci e bandiere da tutti i continenti, ha reso visibile e tangibile la bellezza di questa famiglia globale.
Un cammino percorso: la memoria che si fa futuro
Tutto ha avuto inizio giovedì 7 maggio, una giornata dedicata al "cammino percorso". L'Eucaristia di apertura, presieduta dal Rettor Maggiore dei Salesiani, Don Fabio Attard, ha subito dato il tono ai nostri lavori. Nella sua conferenza inaugurale, Don Fabio ci ha ricordato con forza che i Salesiani Cooperatori non sono mai stati pensati come un "accessorio" o un semplice aiuto per i religiosi, ma come parte integrante di una comunità allargata, unita dall'unico obiettivo di salvare i giovani.
Le sue parole hanno risuonato profondamente in me e in tutti i presenti. Ci ha consegnato quattro verbi tratti dall'icona delle nozze di Cana: guardare per riconoscere dove manca il vino della speranza; ascoltare per lasciarsi impastare dalla Parola e dalla realtà; scegliere per decidere insieme le priorità; e agire come lievito nascosto ma fecondo. È la sintesi perfetta della nostra vocazione laicale: stare dentro la pasta del mondo per trasformarla dall'interno.
Nel pomeriggio, la tavola rotonda "Sulle orme di Don Bosco" ha ripercorso i momenti epocali della nostra storia. È stato un momento particolarmente significativo perché ha visto la partecipazione dei Coordinatori Mondiali Emeriti, che ci hanno ricordato come la nostra forza risieda nella comunione, nella formazione e in quel Progetto di Vita Apostolica che abbiamo imparato a interiorizzare.
Uno sguardo all'interno: le nostre fragilità e la nostra forza
Venerdì 8 maggio abbiamo avuto il coraggio di guardarci dentro. È stato il giorno della mia relazione, un momento in cui ho voluto svestire i panni istituzionali per parlare semplicemente come Antonio, un fratello che ha camminato con voi. Abbiamo guardato in faccia la realtà, senza nasconderci le nostre fragilità: la fatica nel ricambio generazionale, l'invecchiamento dei nostri Centri, la necessità di una formazione che tocchi davvero il cuore e non solo la mente.
Ma abbiamo anche celebrato i nostri immensi punti di forza. Ho riletto i nostri otto anni alla luce del Magnificat, perché ho visto con i miei occhi come Dio abbia fatto grandi cose attraverso la nostra piccolezza. Ho visto la solidarietà creativa che ha unito le Province durante la pandemia, ho visto giovani prendere in mano l'animazione, ho visto famiglie ferite trovare accoglienza nei nostri Centri.
La giornata è stata arricchita da una tavola rotonda che ha allargato il nostro orizzonte, grazie alla partecipazione di quattro rappresentanti di altri gruppi della Famiglia Salesiana. Questo confronto ci ha ricordato che non camminiamo da soli, ma siamo parte di un grande albero nato dal sogno di Don Bosco. I lavori di gruppo hanno poi confermato un'urgenza condivisa: i giovani non devono essere solo destinatari, ma protagonisti reali delle nostre decisioni.
Uno sguardo all'esterno: il culmine del 150° anniversario
Sabato 9 maggio è stato il giorno dell'esplosione della gioia. Nel giorno esatto del nostro 150° anniversario, abbiamo rivolto lo sguardo all'esterno, interrogandoci su come essere fermento tra i giovani, le famiglie e gli anziani. La tavola rotonda del mattino ha ribadito che la nostra missione deve uscire dagli spazi tradizionali per farsi presenza visibile e incisiva nella società civile, nella cultura e nel mondo digitale.
Il pomeriggio è stato interamente dedicato alla grande celebrazione del 150° anniversario. È stato un momento di grazia, culminato con il saluto del Rettor Maggiore e un passaggio di testimone per me molto emozionante. Dopo otto anni intensi, ho passato il coordinamento mondiale a Borja Pérez, già Consigliere Mondiale della Regione Iberica. A lui e al nuovo Consiglio va tutto il mio affetto e il mio sostegno. La serata si è poi conclusa con la mia ultima "Buonanotte" da Coordinatore uscente, un momento di profonda gratitudine in cui ho affidato a Maria Ausiliatrice i sogni che porto nel cuore per il nostro futuro.
Un cammino da percorrere: verso il 2032
Domenica 10 maggio, l'ultima giornata, ci ha proiettati verso il futuro. Abbiamo tracciato le linee programmatiche per il sessennio 2026-2032. L'Associazione che sogniamo e che abbiamo delineato è più missionaria, più visibile, capace di fare rete, vicina alle famiglie e alle periferie. Un'Associazione più giovane, unita e capace di speranza, dove l'autonomia solidale e la sinodalità siano il metodo concreto per vivere la comunione.
L'Eucaristia di invio ha sigillato questo Congresso indimenticabile. Torno a casa, a Torre Annunziata, non più come Coordinatore Mondiale, ma con la stessa passione di quel ragazzino che 46 anni fa pronunciò il suo "sì" all'oratorio. Perché, come ho sempre creduto e come questo Congresso ha ribadito con forza, da laico puoi vivere pienamente lo spirito di Don Bosco. La nostra missione non è separata dalla quotidianità, ma si realizza proprio in essa.
Siamo chiamati a essere quel piccolo resto, quel lievito semplice ma reale della tenerezza di Dio per i giovani. E sono certo che, con l'entusiasmo visto a Sacrofano, la nostra pasta continuerà a fermentare per i prossimi 150 anni.
Antonio Boccia
Salesiano Cooperatore, Coordinatore mondiale uscente



