Il Cardinale Angelo Amato per il 50° di Cerignola

martedì 5 febbraio 2013
Il Cardinale Angelo Amato per il 50° di Cerignola

IV Domenica del tempo ordinario (anno C)

50° dell'Opera Salesiana a Cerignola

Omelia

Angelo Card. Amato, SDB

 

1. Siamo qui riuniti in preghiera in questa celebrazione eucaristica per ringraziare il Signore per i cinquant'anni di presenza dell'opera salesiana qui a Cerignola. Salesiani e giovani hanno costruito in questo periodo una tradizione di formazione professionale e di educazione cristiana che ha portato del bene non solo alle famiglie, ma a tutta la città e alla Chiesa.

San Giovanni Bosco aveva una particolare attenzione al mondo del lavoro giovanile. Nella Torino della metà dell'Ottocento, in pieno fervore preindustriale, egli si interessò attivamente dei giovani lavoratori, assicurando loro per la prima volta nella storia dell'Italia un contratto di lavoro per un salario dignitoso e per la tutela da eventuali soprusi.

Ma a Don Bosco stava anche a cuore la formazione umana e religiosa dei giovani. Per questo, superando il cosiddetto metodo repressivo, che prevedeva il castigo per ogni mancanza commessa, egli applicò un metodo tutto suo, chiamato metodo preventivo. Questo metodo consisteva nel togliere ai giovani le occasioni per sbagliare, prevenendo così le eventuali mancanze. Così si riducevano al minimo i cosiddetti castighi. Nella maggior parte dei casi, infatti, i giovani si accorgono dei loro sbagli e, allo stesso tempo, basta  un'occhiata o il silenzio degli educatori per richiamarli sulla retta via.

 

2. In concreto, quali mezzi adoperava il santo pedagogista per il questo sistema preventivo?

Tutto è concentrato in tre parole: ragione, religione, amorevolezza. Ai giovani bisogna spiegare con pazienza e insistenza le ragioni di determinati comportamenti buoni. Un secondo elemento del sistema educativo di Don Bosco è dato dalla religione. È il Vangelo il fondamento dell'educazione salesiana. In particolare, Don Bosco educava i giovani mediante i sacramenti della penitenza, formandoli a correggere gli atteggiamenti negativi e peccaminosi e a sostituirli con le virtù e cioè con azioni e comportamenti buoni, positivi, generosi. Al sacramento della confessione, Don Bosco aggiungeva la comunione frequente, come nutrimento spirituale della vita del giovane, che così può crescere, come Gesù Bambino, in grazia, in sapienza e in età presso Dio e presso gli uomini.

 

3. Un terzo elemento del sistema educativo di Don Bosco è dato dall'amorevolezza, che non è altro che carità messa in pratica. Il Santo conosceva bene l'inno alla carità dell'apostolo Paolo (cf. 1Cor 13,1-13). La carità è magnanima, benevola, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra della verità. La carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.

Questo è il contenuto del termine amorevolezza. Per Don Bosco l'educazione è questione di cuore. La sua è la pedagogia cristiana della bontà, sull'esempio di Gesù che diceva: imparate da me che sono mite e umile di cuore e io vi ristorerò (Mt 11,29).

All'odierna emergenza educativa, i genitori, i sacerdoti, gli insegnanti, insomma tutti coloro che sono impegnati nella formazione dei giovani, sono chiamati a rispondere con la pedagogia della bontà, della comprensione, della carità. L'educazione è questione di cuore. Una tale educazione suscita rispetto, dona serenità e riceve gratitudine. Il fiore infatti della buona educazione è la gratitudine, che è il contraccambio di autentica carità.

In tal modo Don Bosco e dopo di lui i suoi figli spirituali hanno donato alla Chiesa buoni cristiani e alla società onesti cittadini. Anzi, non rare volte, essi hanno formato dei giovani santi, come San Domenico Savio, la Beata Laura Vicuña, il Beato Zefirino Namuncurà e tanti altri, anche martiri.

Entrando nella Basilica di San Pietro a Roma, si ammirano grandi nicchie con gigantesche statue dei fondatori dei più importanti ordini religiosi. Sul lato destro della navata, c'è una la famosa statua bronzea di San Pietro, che tutti i pellegrini baciano per manifestare l'amore al Papa.

Alzando lo sguardo verso l'alto si trova la statua di San Giovanni Bosco, che, a differenza degli altri santi, non è solo ma è accompagnato da due adolescenti, che la Chiesa ha elevato agli onori degli altari, e cioè il quattordicenne san Domenico Savio e il diciasettenne Beato Zefirino Namucurà, figlio di un capo cachico argentino. Il Santo ha la mano destra distesa verso l'altare, a esprimere l'opera educativa del sacerdote che porta i giovani a Gesù eucaristico, sorgente di ogni bene e santità.

 

4. Nel suo dinamismo apostolico, Don Bosco fondò scuole di avviamento professionale, ginnasi e licei classici; costruì tipografie per la diffusione della buona stampa; aprì oratori per la catechesi e per la ricreazione serena e gioiosa dei giovani; edificò seminari per la formazione religiosa e sacerdotale; iniziò missioni all'estero. A Brasilia, capitale del Brasile, c'è una moderna cattedrale dedicata a Don Bosco. Nelle sue famose visioni, infatti, il Santo piemontese vide proprio la costruzione di una nuova città, poi effettivamente realizzata dall'architetto Niemeyer, ex allievo salesiano, e ideatore di Brasilia. Don Bosco non aveva paura di inviare i suoi figli giovanissimi nel mondo intero perché si responsabilizzassero a intraprendere iniziative apostoliche con coraggio, fatica, sacrificio e creatività.

 

5. Ma, come abbiamo già accennato, Don Bosco aveva una particolare venerazione per il lavoro e per tutto il mondo del lavoro, perché sapeva che il lavoro non solo assicura benessere alla persona e alle famiglie, ma implica anche il compito e la dignità di cooperare a rendere bella la creazione. Chi lavora si associa al Creatore, che con la sua provvidenza continua a proteggere l'opera delle sue mani.

Don Bosco ebbe e continua ad avere un influsso straordinario nella formazione di sacerdoti apostoli del sociale. Il vostro grande concittadino, il Venerabile Antonio Palladino, fu uno che si ispirò proprio a Don Bosco, per realizzare il suo straordinario apostolato parrocchiale di educazione religiosa e civile, contribuendo allo sviluppo, alla fratellanza, alla condivisione e alla convivenza pacifica della vostra bella città.

 

6. Mi pongo, per finire, una domanda: tutto ciò è solo questione religiosa, questione di Chiesa, o ha anche dei risvolti nella società civile?

La risposta è semplice: la Chiesa, attraverso le iniziative delle diocesi e degli ordini e congregazioni religiose, ha contribuito in modo decisivo alla costruzione degli italiani e del welfare italiano. Dall'unità d'Italia in poi la Chiesa è stata sempre attenta ai bisogni delle persone, soprattutto delle più svantaggiate, aiutandole senza mortificare la loro dignità, venendo incontro ai nuovi bisogni con la carità, aprendo così la strada alla giustizia sociale.

Non abbiamo studi scientifici complessivi sul contributo delle parrocchie e delle diocesi al benessere sociale degli italiani, soprattutto dei più bisognosi. Si può, però, affermare con assoluta certezza storica che nella società italiana non si spiega l'odierna e positiva attenzione alla solidarietà, senza il contributo della Chiesa, che nel corso dei secoli ha investito evangelicamente sulla capacità dei fedeli di vedere e di prendersi cura dei più bisognosi, come elemento innovativo di sviluppo umano integrale.

Abbiamo, però, studi, ancora parziali, ma sufficientemente significativi del contributo dei religiosi e delle religiose nell'educare, nel soccorrere, nel venire incontro al prossimo bisognoso.

Una semplice elencazione mostra il molteplice servizio che i religiosi e le religiose hanno donato e continuano a donare alla società italiana, fondando educandati, oratori, convitti per operaie, colonie agricole; fornendo l'assistenza infermieristica in ospedale e a domicilio; assicurando la protezione della giovane, le cucine economiche, l'accoglienza e l'assistenza alle persone disabili, l'educazione e l'istruzione dei sordomuti, l'assistenza ai carcerati, ai malati psichici, agli anziani non autosufficienti. Da non trascurare la protezione degli ebrei nelle case religiose nel periodo 1943-45 e il sostegno all'emigrazione umana.

A proposito della protezione degli ebrei in quel periodo cruciale di persecuzione, la Chiesa ha scritto una pagina di carità cristiana ma anche di difesa della dignità di ogni persona umana, indipendentemente dalla razza e dal credo religioso. Studi approfonditi hanno accertato che nella sola città di Roma la mappa dell'ospitalità registra 141 località, dove furono nascosti ebrei singoli o intere famiglie presso circa 600 istituti religiosi maschili e femminili di clausura o di vita attiva, tutti identificati. Si trattava allora di autentico eroismo, perché era altissimo il rischio per chi ospitava di essere deportato e forse anche condannato a morte.

Con una stima al ribasso è accertato che, nella sola città di Roma, circa la metà dei 10-12.000 ebrei ivi residenti passarono per le case religiose, nascondendosi e così salvandosi. Invece i 2.091 ebrei che, dal 16 ottobre 1943 al 4 giugno 1944, furono presi e deportati, furono tutti annientati. Se ne salvarono solo 15. Per questo loro protezione, nel dopoguerra, molti religiosi e religiose sono stati dalle autorità ebraiche insigniti del titolo di Giusto tra le nazioni.

Un capitolo altrettanto importante, da un punto di vista umano e sociale, meritano le scuole professionali, che hanno fornito alla società italiana un valore aggiunto di inestimabile ricchezza per un duplice aspetto.

Anzitutto dal punto di vista quantitativo, sono centinaia di migliaia i giovani passati nei laboratori, nelle scuole d'arti e mestieri, nelle colonie agricole, nei centri di formazione professionale retti dai religiosi, entrando nel mercato del lavoro preparati e pronti a fornire il loro contributo di lavoratori ben formati dal lato professionale e umano.

Dal punto di vista qualitativo, poi, questo universo giovanile di milioni di ragazzi per lo più appartiene ai segmenti meno abbienti della società e spesso segnato da condizioni personali emarginanti: «A questa umanità a rischio e spesso svantaggiata le scuole professioali non hanno offerto semplicemente competenze professionali, ma sono risultate agenzie formative in grado di accogliere e accompagnare il giovane lungo il difficile percorso di costruzione della propria identità, personale e professionale».

Alla domanda quindi che mi ponevo poc'anzi, «questo massiccio e multiforme impegno educativo e formativo è solo questione religiosa, questione di Chiesa, o ha anche dei risvolti nella società civile?», la risposta è che la formazione fornita dalle scuole professionali è un contributo di alta qualità umana per il progresso di una società civile pacificata e fraterna.

Ringraziamo quindi i Salesiani per la loro opera nascosta, ma preziosa agli occhi di Dio, della Chiesa e del mondo, e assicuriamo loro la nostra preghiera e la nostra riconoscenza. Con l'augurio che il loro prossimo traguardo sia la celebrazione del centenario.

 

 

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