Donare per costruire futuro

mercoledì 2 aprile 2025
Donare per costruire futuro

La lettera di don Natalino, direttore dell’Opera Salesiana di Soverato, è un appello che colpisce nel profondo: una testimonianza di quanto sia urgente offrire sostegno a chi ne ha più bisogno. Le sue parole, cariche di preoccupazione ma anche di speranza, raccontano una realtà difficile in cui molti giovani crescono con poche alternative e spesso si trovano costretti a lasciare la propria casa troppo presto o, nei casi peggiori, a cadere in situazioni pericolose. In questo contesto, il Centro Diurno di Soverato rappresenta una luce, un luogo sicuro dove bambini e ragazzi trovano accoglienza, educazione e una possibilità concreta di riscatto. Il racconto di Marco, uno degli educatori, è emblematico: i ragazzi che arrivano al Centro portano negli occhi segni di sfiducia, ma bastano piccoli gesti, un sorriso, una parola gentile, per accendere nuovamente quella luce di speranza che sembrava spenta. La Pasqua diventa allora il momento perfetto per trasformare questa speranza in azioni concrete, per dimostrare che qualcuno crede in loro. Il Centro non è solo un luogo di accoglienza, è una vera e propria casa per chi vive situazioni di disagio, dove ogni bambino viene accompagnato nella sua giornata con attenzione e cura. Dopo la scuola, gli educatori si occupano di loro, li accolgono con un pasto caldo, li aiutano con i compiti e offrono attività pomeridiane che stimolano la creatività, lo sviluppo delle capacità personali e il senso di appartenenza a una comunità positiva. Qui i bambini possono semplicemente giocare, essere sè stessi, protetti e felici. Ma tutto questo è possibile solo grazie alla solidarietà di chi sceglie di donare. Un piccolo contributo può fare la differenza:

con 30 euro si può garantire a un bambino un kit scolastico per un anno,
con 50 euro un pasto quotidiano per una settimana,
con 100 euro si può contribuire alla sistemazione del campo di calcio del Centro, uno spazio fondamentale per l’educazione allo sport e alla socialità.

Ogni gesto, anche il più piccolo, diventa un seme di speranza per il futuro di questi ragazzi. Donare significa offrire loro la possibilità di crescere in un ambiente sicuro, di costruire un futuro migliore, di sentirsi parte di una comunità che li sostiene e li accompagna nel loro percorso. Grazie alla generosità di chi sceglierà di aiutare, il Centro Diurno di Soverato può continuare la sua missione di protezione, educazione e ispirazione per tanti bambini che altrimenti rischierebbero di rimanere ai margini.
Leggi la storia di Salvatore:

Carissimo amico,
voglio raccontarti la storia di Salvatore. Una storia che porto nel cuore ogni giorno e che mi fa capire, sempre di più, quanto il nostro Centro Diurno sia fondamentale per tanti bambini e ragazzi.

Salvatore ha 12 anni e frequenta la seconda media. Lo scorso anno è arrivato da noi per la prima volta, spinto più dagli insegnanti che dalla famiglia. A casa la situazione non è semplice: il padre lavora saltuariamente nei cantieri, quando c’è lavoro, la madre fa quello che può con lavoretti domestici. Sono persone oneste, ma la vita li ha resi stanchi e disillusi. Le difficoltà economiche pesano come macigni e spesso, tra le mura di casa, regnano il nervosismo e il silenzio. Salvatore, forse, ha imparato proprio lì a chiudersi, a tenere tutti lontani.

Quando è arrivato al Centro, era un muro. Scostante, burbero, sempre sulle difensive. Non parlava quasi con nessuno, se non per rispondere male agli educatori. Se gli chiedevi come stava, alzava le spalle. Se provavi ad aiutarlo con i compiti, sbuffava e si chiudeva nel suo silenzio. Non giocava con gli altri ragazzi, restava spesso in disparte, quasi volesse dimostrare che non aveva bisogno di nessuno.

Poi qualcosa è cambiato. Un po’ alla volta, giorno dopo giorno. ?
Il Centro non ha smesso di accoglierlo, anche quando lui lo respingeva. Gli educatori non hanno mai smesso di parlargli, anche quando lui rispondeva con un mugugno. E poi c’era Domenico, uno dei nostri educatori, che ha avuto con lui una pazienza infinita. Gli parlava del calcio, perché sapeva che era la sua passione. Gli raccontava storie anche quando Salvatore faceva finta di non ascoltare.

Un giorno, dopo una partita nel nostro sgangherato campetto di calcio, Salvatore si è avvicinato a Domenico e gli ha detto sottovoce: "Ho segnato, hai visto?". Era la prima volta che si apriva, la prima volta che cercava un contatto: lui voleva essere solo visto. Da quel momento, piano piano, quel muro ha iniziato a sgretolarsi.

Oggi Salvatore è un altro ragazzo. Non dico che sia tutto risolto, ma al Centro Diurno ha trovato un posto dove sentirsi accolto. Lavora con più impegno sui compiti, si ferma a chiacchierare con gli altri e Domenico ormai è il suo punto di riferimento, quasi un fratello maggiore.

Penso spesso a lui e a tutti i bambini come lui. Penso a quanti, senza il nostro Centro, resterebbero soli con le loro difficoltà, senza un punto di riferimento, senza qualcuno che creda in loro, senza qualcuno che li veda sul serio.

Aiutare Salvatore e i ragazzi come lui significa aiutarli a costruire un futuro diverso. Significa garantire loro un luogo dove sentirsi al sicuro, dove crescere, studiare, giocare e imparare a fidarsi degli altri. Partire dai più piccoli è l’unico modo per cambiare davvero il mondo, per renderlo più giusto, più umano.

Salvatore ha fatto un passo avanti. Aiutaci a farne fare altri a tanti bambini come lui.

Con gratitudine,

don Natalino Carandente?
Direttore della Casa Salesiana di Soverato