Un caro saluto a don Bruno

mercoledì 04 marzo 2020
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Carissimi confratelli,

avrei voluto con tutto il cuore e con tutta la volontà essere oggi con voi, la mia Famiglia, per rendere grazie al Signore della Vita per il dono che ha fatto alla Congregazione, alla Ime, a ciascuno di noi, di un modello autentico di salesiano: don Bruno Gambardella.

Purtroppo lo svolgimento del Capitolo Generale e la situazione del virus non mi permettono di poter esaudire ciò che il cuore vorrebbe. D’altra parte sono sereno perché sono vicino a don Bosco e sostando davanti alla sua urna e scorrendo nel cuore tutto ciò che ha vissuto per i ragazzi più poveri e abbandonati della Torino dell’800, mi è estremamente facile parlargli di don Bruno, di quanto ha fatto per gli ultimi incontrati in Campania (a Napoli, Castellammare, Pacognano,…) e di come sia diventato padre di tanti ragazzi, ma anche di tanti laici e salesiani con la sua bontà profusa a piene mani attraverso un’umanità visibile, concreta, fatta di azioni e scelte quotidiane che hanno sempre manifestato il cuore del Buon Pastore, la passione di chi annuncia e costruisce il Regno di Dio non con le parole, ma con la vita.

Tante volte abbiamo detto o sentite frasi del genere: “essere uomini di Parola, più che di parole”; “il mondo ha bisogno di testimoni più che di maestri”; “dobbiamo aggiornare il nostro linguaggio per farci comprendere dai giovani”; “c’è bisogno di una nuova evangelizzazione per la società di oggi”. Bene, cari confratelli, cari amici di don Bruno, cari familiari, don Bruno, forse queste frasi così belle non le ha mai pronunciate, ma certamente le ha vissute, le ha rese visibili con la sua vita.

UOMO DI PAROLA: Ieri mattina, meditando sulla Parola del giorno, non ho vergogna a dirvi che ho pianto di commozione, di gioia, perché il vangelo di Matteo che ci veniva donato sul “Giudizio finale” è stato una delicatezza di Dio nel mettere in evidenza ciò che ha vissuto don Bruno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.”Ecco, questo è stato don Bruno! Sempre attento ai bisogni degli ultimi, dei più poveri. Ha dato il pane dell’umanità a chi dalla vita aveva avuto solo schiaffi; ha dato l’acqua fresca a chi era bruciato dal fuoco della rabbia; con la sua bontà ha visitato i cuori di tanti giovani soli e ha rivestito la nudità di tanti giovani a cui era stata tolta la dignità, la fiducia. Sono convinto che ieri don Bruno non ha avuto il tempo di chiudere gli occhi perché Gesù abbracciandolo, con accanto don Bosco sorridente, gli ha detto: “lo hai fatto a me!”

TESTIMONE PIU CHE MAESTRO.  Don Bruno non era l’uomo di “rappresentanza”, il salesiano dai bei discorsi o dalle parole mielose. Era salesiano secondo il cuore di don Bosco, il prete di tutti, amante dei fatti, dei gesti concreti, dell’operosità instancabile, del servizio umile, concreto. Viveva il quotidiano con amore preveniente e provvidente perché squisitamente salesiano! Ognuno di voi qui presente potrebbe raccontare un’infinità di gesti/testimonianza di don Bruno.

EVANGELIZZATORE DAL LINGUAGGIO INTRAMONTABILE. La vita di don Bruno è stata una lezione magistrale per tutti noi che andiamo alla ricerca dei linguaggi nuovi, dimenticando l’unico, vero linguaggio attuale per tutte le generazioni: l’amore! Don Bosco diceva che non basta amare i giovani, è importante che essi si sentano amati. Chi più di don Bruno ce lo ha insegnato? Chi più di lui lo ha fatto sperimentare? Il suo amore per i giovani che ha incontrato, per i confratelli e per i tanti laici che ha aiutato, è stato non solo un amore affettivo, ma effettivo. Il suo amore è stato quello del Buon Pastore che ebbe compassione per chi era smarrito, solo, lontano….

Don Pasquale Martino mi ha condiviso una cosa che mi ha tanto, tanto commosso e mi ha convinto ancora di più che quello che vi ho raccontato finora è una piccolissima parte di quell’amore che don Bruno ha vissuto. Mi diceva che a differenza di tutte le altre volte che quando moriva qualcuno in infermeria, gli altri confratelli ammalati continuavano a vivere nella normalità il loro stato di ammalati, questa volta è successo qualcosa di strano: tutti erano un po' agitati, smarriti. Don Lucio Mastrilli che piangeva come un bambino e non ha voluto mangiare, altri che non hanno voluto nulla,…insomma tutti hanno avvertito che era venuto a mancare una presenza amica costante, quotidiana. Anche la sua morte ci ha parlato di quell’amore che è stato, di quell’amore vero che nel quotidiano si fa sentire anche da chi sembra non capire, non sentire o dormire. E’ la forza dell’Amore vero, è la forza di don Bruno!

Grazie di tutto, caro don Bruno, autentico figlio di don Bosco, profilo di salesiano per ogni tempo, appassionato per il Regno, innamorato di Gesù buon pastore e amante dei giovani più poveri. La tua bontà è stata capace di relazionarsi con tutti. Siamo tutti orgogliosi di averti avuto come confratello e testimone dell’amore di Dio per gli ultimi. Credimi, non ho alcun timore a dire a gran voce che per me tu sei santo, il santo della porta accanto, il santo che si consuma generando vita. La mia preghiera commossa e gioiosa davanti a don Bosco e Domenico Savio. L’Ausiliatrice ti abbracci con la sua tenerezza di madre. Ciao, caro don Bruno, aiutaci a vivere come te per guadagnarci il paradiso salesiano!

Ti vogliamo bene. Aiutaci a vivere il primato della bontà con i giovani e tra noi. Chiedi a Gesù e all’Ausiliatrice il dono di nuove vocazioni come la tua. Un abbraccio.

 

don Angelo Santorsola, ispettore

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