Esperienza Missionaria in Guatemala

venerdì 14 settembre 2018
News in Vocazioni e Missioni

Il Guatemala è saporito.“Us” diremmo in lingua q’eqchi, e mi raccomando allo sguardo! Sgranate gli occhi quando lo dite e siete a tavola con gli indigeni! L’espressione è fondamentale qui, anche la voce lo è, e i ritmi, i gesti, qui tutto ha un senso perché non c’è nulla “in più” o “che non ha senso”. Fatevi fare un corso accelerato di povertà dai bambini, noi ne abbiamo avuto davvero bisogno, vi insegneranno loro a dire “us” nel modo giusto. Loro con gli occhi ci sanno fare, credetemi! Palline di un nero intenso nel quale specchiarsi. Che strano, in ogni missione tutto è un po’ sporco ma negli occhi della gente, qui più che altrove, ti ci puoi specchiare! In Guatemala puoi imparare davvero tanto solo se dimentichi tutto. È questo il trucco, è questa la scuola di povertà: dimenticare tutto, abbandonare le proprie personali ricchezze, la propria cultura, essere il più nudi possibili, vincere con se stessi la corsa a ciò che è essenziale. Dimenticate tutto, scollatevi di dosso la polvere del mondo dal quale partite e pulitevi sotto l’incessante pioggia del Guatemala. Siamo partiti in dieci dall’Italia ma ci siamo ritornati in molti di più, è inevitabile portarsi nel cuore chi ce l’ha sfiorato almeno una volta e vi assicuro che era uno sfiorare continuo. Non temete, non c’è barriera che non si possa abbattere, neanche la lingua diventa più un problema quando ti accorgi che non appartiene alle cose essenziali, qui conta stare con la gente e che bello è lo stare in silenzio, a ridere magari con qualche faccia buffa.

Quanto è silenziosa questa povertà e quanto è bella, quanto rende felici con poco. Qui tutto è sacro, perché tutto è dono di Dio, tutto partecipa realmente alla Sua grazia, dalla sconfinata natura al sorridere del più piccolo dei bambini.

In Guatemala è necessaria un’altra cosa: lasciarsi evangelizzare. Sembra un paradosso, forse lo è realmente, ma è davvero così. Potresti vergognarti della tua fede, del tuo rapporto con Dio…ben venga. Qui l’indigeno incarna alla perfezione il “Padre Nostro”, perché si vive forte la figliolanza e la fratellanza in un unico Padre. L’Eucarestia è, in maniera tangibile, momento di incontro con il Padre e con i fratelli, la preghiera sembra salire al cielo in maniera visibile con l’intenso incenso. Le “preghiere dei fedeli”, che non possono non colpire, racchiudono quanto dico: un laico da inizio e tutta la comunità si mette in ginocchio; ognuno eleva ad alta voce ed in contemporanea con gli altri la propria personale preghiera di ringraziamento a Dio. Il ringraziamento, quasi assordante, del singolo si unisce a quello del suo vicino e della comunità tutta e sale a Dio con fumate di incenso.

In conclusione, il Guatemala è realmente saporito solo nella misura in cui da sapore nuovo alle nostre vite e alla nostra quotidianità, solo se è esperienza utile al nostro camminare e non se è punto di arrivo.

Vi salutiamo con la speranza che questa e tutte le esperienze missionarie contribuiscano a rendere la vostra vita realmente “Us”!

 

Vincenzo Saponaro

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