LA CARITA' (6) - QUARESIMA IN RUBRICHE

giovedì 06 aprile 2017
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QUARESIMA IN RUBRICHE 

- la carità -

Giovedi 6 Aprile 2017

 

La rubrica odierna sulla carità approfondisce l'opera di misericordia del perdonare le offese.

Diamo anzitutto un significato a questa espressione. Le annotazioni che si traggono su alcuni dizionari, la definiscono come: - Un mezzo attraverso il quale una persona offesa da un torto subito, cessa di provare risentimento ed ostilità. Ed anche: - l’atto di slegarci da pensieri e sentimenti che ci legano all’offesa commessa contro di noi. Nel Nuovo Testamento il concetto di perdono è indicato da due parole greche: la prima è “aphiemi“, che in greco profano indica il mettere in libertà una persona o una cosa, sciogliere, abbandonare, permettere, concedere, condonare, lasciar andare. Nel Nuovo Testamento è usato 142 volte e nel Vangelo di Matteo ben 47 volte. Ha il significato di perdono in senso assoluto, di perdono dei peccati, delle colpe, delle trasgressioni. Indica anche il rimettere i debiti, i peccati, lasciar cadere, abbandonare lo sdegno, dimenticare. Nel Padre Nostro ha la sua più significativa espressione. Il secondo termine è “hilaskomai“, che ha il valore di espiare, placare il Dio irato, conciliare se stessi, rendere benevolo e misericordioso. Il perdono cristiano è legato strettamente alla penitenza che in greco viene detta “metamelomai“, che significa avere ricorso, rimpianto e pentimento; cambiare opinione e giudizio su qualcuno. Ed anche “metanoeo”, che da il senso di cambiare mentalità, mutare pensiero, convertirsi. 

Il perdono è un sentimento che ci prende interiormente in una competizione dove i contendenti risiedono scomodamente troppo vicini, in uno spazio ristretto: dentro di noi. L’uno contro l’altro in una lotta che non lascia scampo, a nessuno. Non c’è vinto né vincitore. Può prevalere una posizione rispetto ad un’altra, ma senza libertà, senza cuore, volontà e passione, senza l’accordo di questi elementi non si raggiunge la meta di una pace effettiva. A tutti i livelli: personale, politico, sociale, nei piccoli e grandi conflitti che viviamo, quei conflitti che talvolta noi stessi provochiamo. L’ostacolo principale sta anzitutto nell’individuare la fonte del problema. E’ in queste circostanze che la condizione umana mostra la propria evidente fragilità: debolezza, mancanza di concentrazione, di applicazione, di pazienza nell’esaminare con mente lucida l’accadimento dei fatti, l’evoluzione delle situazioni che ne conseguono nella gestione delle relazioni interpersonali. In definitiva è più facile “sentirsi” colpiti, offesi e convinti nell’essere risentiti finanche a serbare legittimamente rancore. Per quali motivi? Tanti. Sintetizzando, si potrebbe affermare che non ci sono le condizioni oggettive, realistiche di mettere in atto un perdono, perché le scuse sono poco chiare, indecifrabili e non dimensionate al danno ricevuto o più probabilmente perché addirittura non ci sono scuse. Oppure per tranquillizzarci e quindi giustificarci. Si fa prima a vedere negli altri la causa di quanto nuoce a noi e, perché no, anche al mondo intero, perché più grande ed estesa è la colpa, migliori siamo noi. E’ più facilmente individuabile quel che va male, giudicarlo ed esecrarlo, esorcizzando tutto quanto ad esso sta intorno, piuttosto che essere autocritici e trasparenti agli occhi del prossimo. Ci si ricorda più facilmente delle offese subite che del bene che ci sta intorno. Non è una situazione semplice. 

La preghiera al Padre Nostro ci mette con decisione sotto questa lente d’ingrandimento, mettendoci di fronte alle nostre responsabilità ed invitandoci ad esaminare con consapevolezza la nostra posizione. Che da un lato deve farsi attiva nel dare sostanza al perdono e dall’altro deve rimettersi alla misericordia del Signore nella richiesta d’essere perdonati.

“ … e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori…”

Vediamo subito che nel processo del perdono è presente una verità sostanziale: chi ha la consapevolezza del perdono di Dio sa perdonare. Perché guardando con compassione e misericordia chi ci ha offeso, riconosciamo anche di essere offensori e quindi nella necessità di chiedere con umiltà e fiducia il perdono di Dio. Il perdono non è quindi un concetto, ma un’esperienza della persona che sceglie di vivere un rapporto positivo nei confronti di un’altra che l’ha offeso. Potrebbe essere considerato come un gesto umanitario di chi cerca di vincere rancori e risentimenti dentro di sé. Ma, prima di questo, il perdono nasce da un cuore caritatevole, capace di contenere il limite che c’è nell’altro, ma anche il limite del proprio sentimento di rivalsa. In questo contesto dobbiamo misurare la nostra capacità di rispondere ai nostri debiti. Se siamo cioè in grado di sviluppare la nostra coscienza di peccatori in misura proporzionale a quella con cui elaboriamo il danno di un’offesa subita.

Il Vangelo di Marco (11,25-26), inoltre, cita:

“Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate; affinché il Padre vostro, che è nei cieli vi perdoni le vostre colpe. Ma se voi non perdonate, neppure il Padre vostro che è nei cieli perdonerà le vostre colpe”.

Riflettendo sulle parole di Gesù vediamo come il Signore è attento al nostro dilemma interiore: “se avete qualcosa contro qualcuno….”. Non ci sta dicendo di guardare a colui che ci ha offeso, bensì se noi abbiamo in qualche modo un risentimento verso qualcuno che ci ha procurato un torto. E’ un cambio di prospettiva che il Signore ci propone. Un diverso livello di comprensione: non guardare chi ti ha offeso ma considera se tu, che sei stato offeso, porti risentimento verso chi ti ha danneggiato. L’inquadratura in un certo senso è rovesciata, non la colpa né tantomeno il danno, ma il punto di osservazione della medesima situazione e dei riflessi che ne derivano. Non guardiamo oltre, prima di tutto vediamo cosa riflette lo specchio che abbiamo di fronte!

E’ importante sottolineare che Il perdono alle offese è una grazia che proviene dal Padre. Il perdono di Dio provoca nei nostri cuori una scintilla che scatena un’energia inesauribile per la riconciliazione: come Dio ha perdonato dalla Croce, essendo amore che ama fino alla fine, così noi dobbiamo perdonare fino alla fine.

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