FORMAZIONE VOLONTARI PACOGNANO 2017

sabato 18 marzo 2017
News in MGS

FORMAZIONE VOLONTARI

 

16/17 marzo Pacognano (NA)

 

«Come per la rosa del Piccolo Principe, nasce, per l’educatore, un bisogno di pause, di spazi di riflessione e di condivisione, per conoscersi e comprendersi meglio e per essere profondamente se stesso nella relazione d’aiuto». Con queste parole don Fabio Bellino, nel documento Gli atteggiamenti dell’educatore, sottolinea l’importanza che per un educatore ha il fermarsi a riflettere su quello che fa. E, per noi volontari impegnati nei vari progetti di servizio civile, i due giorni di formazione generale del 16 e del 17 marzo a Pacognano sono davvero stati quello spazio di cui lui ci parla. Allontanarci dal nostro luogo di servizio quotidiano e ritrovarci insieme in un  “altrove” sia fisico – la bellissima cornice naturale di Vico Equense- che metaforico- per lo spazio di riflessione che la formazione rappresenta-  ci ha dato l’occasione di fermarci per vedere dove siamo arrivati nel nostro cammino di crescita al servizio dell’altro, e di capire la direzione in cui ci stiamo muovendo, per continuare con più consapevolezza.

 Due sono stati i principali temi della riflessione, “relazione” ed “educazione”, e a ciascuno è stata dedicata una giornata.

 Il giorno 16, l’intervento della dottoressa Rosa Di Stazio, psicologa e psicoterapeuta, sulle dinamiche relazionali ci ha permesso di comprendere meglio la rete di relazioni che attraversa i nostri ambienti, e di farne una fotografia (o forse sarebbe più esatto dire un “quadro astratto”!) cimentandoci con il genogramma di McGoldrick-Gerson. Ne è venuta fuori una galleria di intrichi di linee, alcune continue, altre a zig-zag, altre ancora tratteggiate o fatte di soli puntini, che rappresentano l’insieme di incontri ma anche di conflittualità, di distanze e indifferenze che possono talvolta crearsi nei vari ambienti in cui operiamo. La riflessione si è poi spostata sui cambiamenti che i social media hanno apportato al nostro modo di vivere le relazioni, e soprattutto a quello dei giovani con cui lavoriamo ogni giorno, e ci ha spinti a interrogarci sul ruolo che noi potremmo assumere nell’educazione delle nuove generazioni a un utilizzo consapevole e responsabile dei social network.

 Nella giornata del 17 marzo, Don Mario Delpiano, direttore dell’Istituto Don Bosco di Napoli, ci ha guidati in una riflessione sulle caratteristiche dell’ambiente educativo salesiano, facendole emergere direttamente da noi, attraverso un laboratorio che ha permesso l’incontro e lo scambio tra volontari provenienti da città e ambienti diversi. La lettura della Lettera da Roma del 1884, con la sua rievocazione del “sogno pedagogico” di don Bosco, ci ha portati a domandarci cosa, di quella scena “tutta vita, tutta moto, tutta allegria” che era l’Oratorio prima del 1870 continua ancora oggi a realizzarsi nei nostri oratori, nelle nostre scuole, nelle nostre case famiglia, e cosa invece ricorda di più quello che l’Oratorio era diventato nel 1884, quando dominavano invece «una noia, una spossatezza, una musoneria, una diffidenza» che facevano pena al cuore di don Bosco. E abbiamo compreso che la causa di quella malattia era la mancanza di familiarità e di comunicazione tra educatori e ragazzi. E che i rimedi sono la confidenza e far sapere ai ragazzi che li amiamo. Sembrano cose banali, ma non è così. Nella pratica quotidiana, in cui ciascuno di noi, nella propria sede di servizio, si trova preso dal fare, a volte manca il tempo e anche l’attenzione di riflettere. E si rischia di scordarsi di questo sogno che don Bosco ha sognato anche per noi, che a noi appartiene, e che ci ha spinti a intraprendere questo cammino che può cambiarci la vita.

È questo il più grande valore aggiunto del servizio civile, di cui parlava Gianpiero Salvatore alla fine del primo giorno. E le giornate di formazione ci aiutano a ricordarlo, tra riflessioni con i relatori, chiacchierate con volontari di altre città, serate in allegria, passeggiate al sole durante le pause. Ogni incontro di formazione è un’occasione preziosa per riflettere su noi stessi, parlare delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti con chi come noi, e come don Bosco prima di noi, ha scelto di dedicare il proprio tempo e le proprie energie al servizio dei giovani più in difficoltà, incontrando ogni giorno la loro bellezza ma provando anche il dolore dell’esperienza del limite. Questo ci rende delle persone migliori, e ci avvicina a Dio.

Ed è bello pensare che questa cura per noi ci rende come la rosa del Piccolo Principe e ci insegna a prenderci cura di altre rose, quelle che crescono nei giardini che chiamiamo oratorio, scuola, chiesa, casa-famiglia. Perché è vero che“è il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”, ma è importante  che ci sia anche un tempo per riflettere su quel tempo “perduto”, che perduto non è. E chi educa lo sa.

Sara Cardone

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